Cefalonia: il cielo come bussola
Scrivo queste righe seduto sul ponte esterno della nave, con un bicchiere d’acqua ghiacciata e limone in mano e il porticciolo di Argostoli ancora in vista. La nave non è ancora partita, il sole batte forte, e ho ancora le scarpe polverose dalla passeggiata in paese.
È stata una giornata inaspettata. Nel senso migliore del termine.
Il porticciolo e la spiaggia

Ho scelto l’uscita libera, nessuna escursione guidata, nessun itinerario prestabilito. Appena sceso dalla nave ho seguito il porticciolo a piedi, senza meta precisa.
C’è qualcosa di diverso nel camminare senza programma in un posto che non conosci. Guardi le cose con occhi più lenti. Le barche ormeggiate, il riflesso del sole sull’acqua, i gatti sui muri. Cefalonia ha quel tipo di bellezza che non si annuncia, si trova camminando.
Poi ho raggiunto la spiaggia. Ho cercato un punto con il mare alle spalle, ho tirato fuori la camera e ho girato le riprese per lo short. Mare ionico, orizzonte pulito, cielo azzurro. Il posto giusto per parlare di Omero.
Il mare ionico e Omero

Stando lì, con il mare davanti, è arrivato il pensiero che cercavo.
Cefalonia è nell’arcipelago ionico, dentro quel mare che la tradizione omerica ha trasformato in mito. E nell’Odissea, nel quinto libro, c’è una scena che non smette di colpirmi ogni volta che ci ritorno.
Calipso lascia partire Odisseo. Gli costruisce una zattera, gli dà provviste, e poi gli dice come orientarsi per tornare a casa. Le sue istruzioni sono astronomiche: tieni l’Orsa Maggiore alla sinistra mentre navighi. Omero cita anche le Pleiadi, Boote e Orione.
Non è solo poesia. È cielo usato come strumento.
Per chi navigava in questo mare tremila anni fa, le stelle non erano decorazione del cielo notturno. Erano la mappa. Erano la bussola. Erano la differenza tra tornare a casa e perdersi per sempre. Prima del GPS, prima delle carte nautiche moderne, c’era il cielo. E bisognava saperlo leggere con la stessa naturalezza con cui noi oggi guardiamo il navigatore sul telefono.
Una precisazione che vale la pena fare
Sarebbe bello poter dire “qui, in queste acque, Odisseo guardava l’Orsa Maggiore”. Ma non sarebbe onesto.
L’identificazione geografica dei luoghi omerici è una delle questioni più dibattute della filologia classica. Cefalonia è nell’arcipelago ionico, vicina all’Itaca che la tradizione associa al regno di Odisseo, ma il viaggio di Odisseo da Calipso non ha una collocazione geografica precisa e verificabile. Possiamo dire che siamo nel mare dell’immaginario omerico. Non di più, non di meno.
A volte il rigore divide la poesia dal sensazionalismo. Questa è una di quelle volte.
La festa in paese

Nel pomeriggio mi sono addentrato in paese. E ho trovato qualcosa che non mi aspettavo: una festa. Cefalonia celebrava la riannessione alla Grecia, l’isola, insieme ad altre isole ionie, tornò a far parte dello stato greco nel 1864, dopo anni di protettorato britannico.
C’era musica, gente in strada, bandiere. Uno di quei momenti in cui capisci che un posto ha una memoria viva, non solo monumenti da fotografare.
Ho pensato che anche questa è una storia di ritorno. Come quella di Odisseo. Come tutte le storie che questo mare sembra conservare con una certa ostinazione.
L’Orsa Maggiore è ancora lì
Prima di tornare alla nave mi sono fermato un momento con il mare davanti.
Ho pensato che l’Orsa Maggiore è ancora lì. Non parla, non lampeggia, non manda notifiche. Ma se impari a riconoscerla, ti aiuta ancora a trovare il nord, come faceva per chi sapeva leggere il cielo.
Alcune cose non cambiano. Siamo noi che abbiamo smesso di leggerle.
Quello che porto via
Cefalonia è stata la tappa più libera della serie — nel senso letterale del termine. Nessuna guida, nessun itinerario, nessun orario. Solo un porticciolo, una spiaggia, un paese in festa e il mare ionico come sfondo.
A volte i contenuti migliori non si pianificano. Si trovano camminando.
Prossima, e ultima, tappa: Corfù.
Vito Lecci
A bordo, rientro da Argostoli — maggio 2026
