Artemis II dietro la Luna: cosa hanno visto davvero gli astronauti
Per una quarantina di minuti, Artemis II è sparita dietro la Luna. Nessun segnale, nessuna voce da Houston, nessun collegamento diretto con la Terra. Poi Orion è riemersa, e con lei sono arrivate le prime immagini vere del flyby: il lato nascosto, la Terra che risorge sopra l’orizzonte lunare e una eclissi totale di Sole vista dallo spazio profondo.
Il momento più umano della missione
Il blackout radio è iniziato alle 00:44 italiane della notte tra il 6 e il 7 aprile, quando la Luna ha interrotto le comunicazioni tra Orion e la Deep Space Network. Poco prima, Victor Glover aveva salutato la Terra con una frase semplice e perfetta: “We will see you on the other side.” In totale il silenzio è durato circa quaranta minuti, ed è stato uno dei momenti più forti dell’intera missione: un tratto di volo in cui restavano solo la traiettoria, la fiducia e quattro esseri umani dall’altra parte del nostro satellite.
Ma in quel silenzio non c’è stata soltanto tensione. L’equipaggio ha visto un Earthset, cioè la Terra che tramonta dietro l’orizzonte lunare, e poco dopo la riemersione di Orion è arrivato anche l’Earthrise, la Terra che torna a comparire oltre il bordo opposto della Luna. È uno di quei dettagli che trasformano un dato di missione in un’immagine che resta impressa.
Un record storico, ma non è questo il punto più importante
Durante il flyby, Artemis II ha anche battuto il record assoluto di distanza umana dalla Terra. Il primato di Apollo 13 era di 400.170 km; Orion è arrivata a 406.770 km, cioè 6.616 km più lontano. Quasi nello stesso momento ha raggiunto anche il punto di massimo avvicinamento alla Luna, circa 6.545 km sopra la superficie. Sono numeri storici, ma non bastano da soli a spiegare perché questo passaggio sia stato così speciale. La vera forza del flyby è in ciò che l’equipaggio ha potuto vedere da quella posizione.
Le immagini più forti del flyby

The dark portion of Earth is experiencing nighttime. On Earth’s day side, swirling clouds are visible over the Australia and Oceania region.
In the foreground, Ohm crater has terraced edges and a flat floor interrupted by central peaks. Central peaks form in complex craters when the lunar surface, liquefied on impact, splashes upwards during the crater’s formation.
Le foto pubblicate da NASA sono molto più interessanti di un semplice “hanno fotografato il lato nascosto”. Una delle più belle mostra l’Earthset con il cratere Ohm in primo piano: la Terra che scompare dietro il bordo lunare mentre sotto si vede una regione fortemente scolpita dalla luce radente. NASA ha anche diffuso un’immagine dell’Earthrise ripreso attraverso il finestrino di Orion, con la Terra come una sottile falce azzurra che riaffiora sopra l’orizzonte lunare.
Tra le immagini più interessanti c’è anche una ripresa ravvicinata del cratere Vavilov, sul bordo del grande bacino Hertzsprung, e una vista dell’orlo orientale del South Pole-Aitken, il più grande e antico bacino da impatto lunare. Qui la luce radente fa emergere rilievi, creste, fratture, ejecta e passaggi netti tra materiali più lisci e regioni molto più tormentate. È proprio questo tipo di illuminazione a rendere il paesaggio così leggibile.
NASA riferisce anche che durante il flyby l’equipaggio ha descritto crateri da impatto, antichi flussi lavici, fratture, creste e perfino differenze di colore, luminosità e texture. In particolare, gli astronauti hanno segnalato sfumature di marroni e di blu utili a distinguere meglio composizione e storia di alcune regioni lunari. Questo è uno degli aspetti più interessanti del volo umano: non soltanto strumenti automatici, ma occhi umani che osservano e interpretano in tempo reale.
L’eclissi totale vista da Orion

Verso la fine del flyby è arrivata forse la parte più rara di tutta la missione: una eclissi totale di Sole vista da Orion. NASA ha pubblicato una foto in cui la Luna nasconde completamente il Sole, lasciando visibile la corona solare come un alone sottile attorno al disco nero. Nello stesso scatto si distingue anche Venere, e lungo il bordo lunare si intravede perfino Mare Crisium, debolmente illuminato dalla luce riflessa dalla Terra.
La cosa più impressionante è la durata: da quella prospettiva la totalità è durata quasi 54 minuti, molto più di quanto accada normalmente sulla Terra. E secondo il resoconto NASA, durante l’eclissi l’equipaggio ha osservato anche sei lampi da impatto sulla superficie lunare, prodotti da piccoli meteoroidi. È uno di quei dettagli che, da soli, basterebbero a rendere memorabile l’intero flyby.
Perché questo passaggio conta davvero
Le sonde fotografano la Luna da decenni, e le mappe del lato nascosto non ci mancano. Ma qui c’è qualcosa di diverso. Non si tratta solo di telecamere e sensori: si tratta di esseri umani che guardano fuori da un finestrino, riconoscono contrasti, notano colori, vedono la Terra tramontare e poi risorgere sopra l’orizzonte lunare. L’esplorazione umana non aggiunge soltanto dati. Aggiunge uno sguardo.
Il video
Qui sotto trovi il mio video dedicato al flyby di Artemis II, con le immagini più forti e il racconto di ciò che gli astronauti hanno visto davvero durante questo passaggio storico attorno alla Luna.
E adesso resta il rientro
La missione non è finita. Dopo il flyby, Orion è ripartita verso la Terra e lo splashdown è previsto per il 10 aprile. Anche quello sarà un passaggio importante, perché chiuderà davvero questa missione e ci dirà se tutto il profilo di volo di Artemis II avrà funzionato come previsto.

2 risposte
Accidenti Vito.
Sono queste le parole che restano in testa. Almeno a me.
Pochissimi numeri… moltissimo cuore.
Grazie!
Vito sei un mito
Grazie di cuore Tiziano!
Mi fa davvero piacere leggere questo commento, perché il mio intento era proprio raccontare la missione senza perdere la meraviglia umana che c’è dentro. Grazie davvero.