Artemis II verso il lato nascosto: cosa succederà davvero tra il 6 e il 7 aprile
Ci sono momenti, nelle missioni spaziali, in cui la tecnica smette di essere soltanto tecnica e diventa attesa, racconto, quasi vertigine. Il flyby lunare di Artemis II sarà uno di quei momenti. Secondo l’orario NASA, il passaggio chiave è previsto il 6 aprile; per noi in Italia, però, i momenti più importanti cadranno nella notte tra il 6 e il 7 aprile. Gli orari operativi possono ancora subire aggiustamenti, quindi questa indicazione va intesa come riferimento generale.
Artemis II non atterrerà sulla Luna e non entrerà nemmeno in orbita stabile attorno al nostro satellite. La capsula Orion passerà dietro la Luna, ne userà la gravità per piegare la traiettoria e iniziare il viaggio di ritorno verso la Terra. È una manovra di meccanica celeste, certo, ma anche uno di quei passaggi che fanno capire davvero cosa significhi tornare nello spazio profondo con esseri umani a bordo, per la prima volta dai tempi dell’Apollo.
Cosa vedranno davvero gli astronauti
Durante il flyby si aprirà una finestra osservativa particolarmente preziosa. NASA ha spiegato che, per circa sei ore, il Sole, la Luna e Orion si troveranno in un allineamento favorevole: questo permetterà all’equipaggio di vedere circa il 20% del lato nascosto illuminato dal Sole. Tra gli obiettivi del piano scientifico ci sono il grande bacino Orientale e crateri come Pierazzo e Ohm. Gli astronauti avranno anche a disposizione fotocamere con ottiche dedicate per documentare ciò che vedranno.
Ed è proprio qui che il flyby smette di essere soltanto una traiettoria. Non sarà solo un “passaggio dietro la Luna”, ma uno sguardo raro su una superficie che, in quelle condizioni di luce, può mostrare rilievi, creste, pendii e bordi di crateri con una forza visiva che da qui, semplicemente, non possiamo avere.
I minuti più umani della missione

NASA
A un certo punto Orion sparirà dietro la Luna. In quella fase è prevista una temporanea perdita di comunicazioni con la Terra, stimata attorno ai 40 minuti, anche se la durata reale può variare in base al profilo della missione. È uno dei dettagli più affascinanti di tutto il volo: per qualche decina di minuti non ci saranno voci dal controllo missione, non ci saranno collegamenti, non ci sarà nessun ponte diretto con casa.
In quei minuti resteranno soltanto quattro persone, una capsula e la Luna a fare da schermo tra loro e noi. In un’impresa piena di procedure, sistemi e calcoli, c’è qualcosa di profondamente umano proprio lì: nel silenzio, nella distanza, nella fiducia totale nella traiettoria costruita prima.
L’eclissi che da qui non vedremo
Verso la fine della finestra di flyby, NASA prevede anche un altro momento straordinario: un’eclissi di Sole vista dal punto di vista di Orion, destinata a durare quasi un’ora. Dal loro osservatorio privilegiato, gli astronauti vedranno il Sole nascondersi dietro la Luna. In quella fase potranno anche osservare la corona solare e cercare altri fenomeni, come eventuali lampi da impatti meteoritici sulla superficie lunare.
È uno di quei dettagli che forse non finiranno in tutti i titoli, ma che raccontano benissimo la differenza tra osservare lo spazio da lontano ed esserci davvero dentro. Da qui, tutto questo non lo vedremo. Loro sì.
Perché questo passaggio conta davvero

NASA
Il flyby di Artemis II non conta soltanto per le immagini che potrebbe regalarci. Conta perché è il primo volo con equipaggio di Orion verso lo spazio profondo e perché in quelle ore si metteranno alla prova sistemi, procedure, osservazioni e lavoro umano lontano dall’orbita bassa terrestre. È un passaggio che serve a raccogliere esperienza reale, dati reali e fiducia reale per ciò che verrà dopo.
Il video arriverà dopo il flyby
Seguirò questo passaggio con molta attenzione e, non appena saranno disponibili le nuove immagini reali e le prime conferme ufficiali su ciò che gli astronauti avranno visto durante il flyby, pubblicherò un video dedicato. Perché ci sono momenti che meritano di essere raccontati dopo, quando finalmente possiamo guardarli per quello che sono stati davvero.
Vito Lecci

10 risposte
Grazie Vito!
La tua fonte di informazione è puntuale ed importante. Faremo il flyby a bordo della tua “caravella” , con piacere.
A presto.
Grazie Agide,
sarà un piacere fare questo viaggio insieme 🙂
Buongiorno,
Se ha la possibilità può abilitare la condivisione degli articoli sui social, così possiamo condividere l’articolo sulle pagine sociali come Facebook e Instagram
Grazie
Grazie, ottimo suggerimento.
Al momento gli articoli si possono già condividere semplicemente copiando il link, ma dei pulsanti di condivisione rapida potrebbero sicuramente rendere la cosa più immediata. Ci darò un’occhiata.
Ciao Vito
vorrei sapere come mai,se la faccia della luna è sempre la stessa vista dalla terra,da vicino si ha lo stesso fenomeno della faccia nascosta.
Grazie
Ciao Angelo,
la faccia nascosta della Luna è nascosta per noi terrestri. non lo sarà per chi farà un flyby intorno ad essa.
Quindi non sarà nascosta per gli astronauti di Artemis II, come non lo è stata per quelli di Apollo, a suo tempo 🙂
È fantastico speriamo che esplorarla ci aiuti a capire meglio il nostro sistema solare e a sviluppare tecnologie per missioni future su Marte ed altri pianeti.
Grazie! Sì, è proprio questo il punto: missioni come Artemis II non servono solo a “tornare” verso la Luna, ma anche a raccogliere esperienza, testare tecnologie e preparare passi ancora più ambiziosi nel futuro.
Ciao professore, per quale motivo è stata necessaria questa missione? che vantaggi porta oltre ad un piccolo passo in più verso la colonizzazione spaziale?
Domanda più che giusta. Il punto di questa missione non è “andare a fare un giro”, ma verificare con un equipaggio reale che capsula, supporto vitale, comunicazioni, navigazione e procedure funzionino davvero nello spazio profondo. È un passaggio indispensabile prima delle missioni successive. E sì, in prospettiva questo percorso serve anche a preparare missioni umane ancora più ambiziose, fino a Marte.